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Yukon Blonde – Tiger Talk [3/5]

By martchelo on venerdì, aprile 27, 2012

Tiger Talk è il secondo album degli  Yukon Blonde, una band americana che ho scoperta grazie a Band of the Day (niente male come app). Questo classico quartetto rock propone una musica con un suo perché, che inizialmente mi ha intrigato e successivamente innervosito. Immaginate un approccio indie ma anche piuttosto classico alla musica, fatto di suoni sostanzialmente puliti e rotondi, condito da armonie vocali molto southern, da ampie venature pop e incursioni surf.
Insomma la miscela è pensata per essere energica e al contempo godibile e facilmente digeribile. Che poi è anche la chiave del successo, immediatezza e profondità, il sacro Graal dei musicisti.
Il risultato è in parte raggiunto, perchè Tiger Talk risulta di primo impatto gradevole e vitale, con buone intuizioni melodiche. Però gli Yukon Blonde sono un po' troppo piacioni e infarciscono le canzoni di soluzioni facili facili e di coretti, smussando ogni tipo di angolo o di vaga asperità, risultando così tanto digeribili da diventare pericolosamente insapori.
Non è un brutto album ma il rischio di un attacco glicemico è dietro l'angolo: Stairway è bella.

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Tiger Talk is the second album of Yukon Blonde, an American band that I discovered thanks to Band of the Day (such a good app). This classic rock quartet initially intrigued me, and then rattled me.
Imagine an indie-but-also-classical approach to music, that sounds clean and round, topped off with vocal southern sytle harmonies, enriched with pop and surf music. So the mix is ​​designed to be energetic, enjoyable and easily digestible. Which is also the key to success, immediacy and depth, the holy grail of musicians. The result is achieved in part, because Tiger Talk sounds pleasant and nice, with good melodic intuitions. But Yukon Blonde are a bit 'too involved in being nice so they exaggerate in finding easy solutions and choruses, smoothing out any rough or uneven angle, resulting so much digestible that they become dangerously tasteless. Not a bad album, but could have been realy much better with a little more courage: anyway Stairway is beautiful.
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We Are Augustines - Rise Ye Sunken Ships [4/5]

By martchelo on martedì, aprile 17, 2012

Finalmente un po' di luce in questo cupo 2012. A voler essere precisi il disco in questione è uscito nel 2011 ma siccome lo ascolto solo ora decido di farlo appartenere al 2012, così ho qualcosa di positivo da scrivere in questo anno avarissimo di novità interessanti.
Rise Ye Sunken Ships è il primo album dei We Are Augustines, o anche il secondo album dei Pela.
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Fanfarlo - Rooms Filled With Light [3/5]

By martchelo on mercoledì, marzo 28, 2012


La storia dei Fanfarlo ha inizio nel 2006 ma giunge solo oggi al secondo album, Rooms Filled With Light, a distanza di 3 anni dal precedente Reservoir. Segno di una vena creativa un po' arida per questa band anglo-svedese dalle buone qualità e dal discreto talento.
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Feist - Metals [3/5]

By martchelo on martedì, febbraio 28, 2012

Leslie Feist è un nome di spessore nel mondo dell'indie-rock (tra i tanti motivi per cui il suo nome ricorre c'è Limit to you Love, un suo pezzo reinterpretato con successo da James Blake). Tanto per cambiare è canadese (strano, vero?) e in qualche modo afferisce all'universo dei Broken Social Scene, una sorta di gruppo incubatore di talenti. Ma che tipo di talento è Feist? Molto meno indie di quanto le premesse facciano intendere, Feist è un'artista indie per caso, ma si muove su binari diversi, non tanto legati all'appartenenza quanto all'estro: indipendente o mainstream cambia poco, è il raffinato gusto melodico associato alla sua versatilità a contenere la cifra distintiva di Feist.
Metals è il suo quarto album e non tradisce le attese, ricco com'è di buona musica, di classe, di melodie eleganti e arrangiamenti minimalisti figli di un pop elegante e contaminato, finanche di jazz. L'album è pervaso di buona musica senza contenere però nulla che lo faccia eccellere. Feist è una buona compositrice e un'interprete espressiva....PERO' le manca qualcosa in termini di coraggio o di grandezza di pensiero per fare quel passo piccolo ma immenso che separa il buono dall'ottimo: the bad in each other.

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Leslie Feist is a celebrity within the indie-rock world (among the many reasons why her name appears there's Limit to you Love, a Feist's song successfully reinterpreted by James Blake). For a change, she is Canadian (weird, right?) and somehow pertains to the universe of Broken Social Scene, somehow a kind of incubator of emerging talents. But what kind of talent is Feist? Much less indie than you imagine, Feist is an indie artist casually, but she moves on different tracks, not so much related to membership but to inspiration: independent or mainstream changes little,her elegant melodic taste associated with her versatility contain the distinctive feature of Feist.
Metals is her fourth album and does not betray the expectations, rich as it is about good music, classy, elegant melodies and minimalist arrangements and elegant pop children of a contaminated soul, even jazz. This album is filled with good music but without containing anything excellent. Feist is a good composer and interpreter of sentiments.... BUT  she lacks something in terms of courage and greatness of thought to take the small but immensely great step that separates good from excellent: the Bad in Each Other.
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Il ritorno di Jack White: il 24 aprile uscirà Blunderbuss

By martchelo on mercoledì, febbraio 01, 2012

Ebbene si, lo confesso, ero abbastanza pessimista. Gennaio 2012 è stato uno dei peggiori mesi in termini musicali degli ultimi anni e il calendario delle uscite dei prossimi mesi non lasciava spazio a grandi speranze. Poi qualcosa è cambiato, nel vuoto dovuto alla mancanza di punti di riferimento si è fatta largo una notizia: Jack White ritorna!!
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10 Best 2011 Albums

By martchelo on giovedì, dicembre 29, 2011

Cari i miei 3 lettori che come ogni anno chiedete a gran voce di sapere quali sono stati i migliori album degli ultimi 12 mesi: eccovi accontentati! Il 2011 è stato un anno discreto ma non eccezionale dal punto di vista musicale. Sia pure a corrente alternata non sono però mancati album degni di nota. Ecco la classifica dei top ten album di Manta Ray (e i premi speciali della giuria - inventati di sana pianta per dare spazio a altri 4 album):
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My dear 3 readers surely want to know what were the best albums of the last 12 months: here they come! 2011 was a decent but not great year from a musical standpoint. But we listened to a few albums worthy of note. Here is the ranking of the top ten albums judged by Manta Ray (and the special jury prizes - invented out of whole cloth to make way for another 4 albums):
  1. The Decemberists - The King is Dead 
  2. PJ Harvey - Let England Shake 
  3. mr Gnome - Madness in Miniature
  4. Lykke Li - Wounded Rhymes
  5. Veronica Falls - Veronica Falls
  6. Peter Murphy - Ninth 
  7. Zola Jesus - Conatus
  8. Joseph Arthur - The Graduation Ceremony
  9. Okkervil River - I Am Very Far
  10. Portugal. The Man - In the Mountain, In the Cloud
Special 80s Revival Prize
Special New Skin Prize
Special ComeBack Prize

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Zola Jesus - Conatus [4/5]

By martchelo on mercoledì, dicembre 28, 2011

Zola Jesus (Emile Zola + Jesus Christ, tanto per tenere un profilo basso) è un'artista per chi ama esplorare gli angoli bui e sa apprezzare la bellezza del crepuscolo. La ricchezza della sua pagina su Wikipedia fornisce un'idea dell'impatto che Zola Jesus sta avendo sulla musica contemporanea (tra mainstream e sperimentazione) nonostante abbia pubblicato il suo primo album poco tempo fa, The Spoils è infatti del 2009.
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Rich Aucoin - We're All Dying To Live [2/5]

By martchelo on martedì, dicembre 27, 2011

Non si tratta di non volersi uniformare o di voler fare il bastian contrario a tutti costi ma We're All Dying To Live, disco d'esordio del canadese Rich Aucoin, mi pare che goda di una fama e di un successo di critica di gran lunga superiore alle sue qualità. Il 2011 è stato un anno duro per gli amanti della musica, sono stati infatti pochi gli album che si sono elevati sopra la media ed è quindi facile capire come tutti siano alla ricerca di qualcosa da promuovere come "straordinario" in questo finale d'anno.
Anche OndaRock, mio puntuale riferimento, elogia Rich Aucoin premiandolo addirittura come "disco del mese"! Tutto sempre accompagnato dai puntuali numeri che ricorrono in ogni recensione: la copertina di We're All Dying To Live ricorda da mooolto vicino quella di Illinois di Sufjan Stevens, quasi 3 anni di lavorazione e 500 musicisti coinvolti per non-so-quanti minuti di musica cantata e strumentale.
Bene, fantastico.
Il problema non sta nei numeri ma nell'assenza di straordinarietà. La premessa è semplice: la capacità di giocare con più generi musicali all'interno di un album non è più un fattore di sorpresa da tempo, nè tantomeno motivo di agitazione o entusiasmo. Cioè chissenefrega se Rich Aucoin cita 200 band e salta dal disco-club all'art-pop. We're All Dying To Live è un disco ricco di idee ma raramente se non mai straordinario, delle sue 1000 facce non ce n'è una che brilli di una luce tale da abbagliare. E io preferisco essere abbagliato da una luce violenta che mediamente illuminato da 1000 flebili lampadine. ========================================================================
It is not about being a contrarian at all costs, but We're All Dying To Live, debut album of Canadian Rich Aucoin, it seems to me that enjoys an excellent reputation and a great critical success far superior to its quality. The year 2011 was a tough year for music lovers, in fact, only a few albums were high above average; so it is easy to see how everyone is looking for something to be promoted as "extraordinary" in this year's final. Lots of sites promote Rich Aucoin's debut album, every review always accompanied by precise numbers: the cover of We're All Dying To Live closely resembles that of Sufjan Stevens's Illinois , nearly 3 years in the making and 500 involved musicians for I-don't-know-how-much minutes of sung and instrumental music.
Well, great.
The problem lies not in numbers but in the absence of extraordinary qualities. The premise is simple: the ability to play multiple musical genres in an album is no longer a surprise by a lot of time, nor does it cause for excitement or enthusiasm. I mean: who cares if Rich Aucoin cites 200 bands and moves from disco-club to art-pop? We're All Dying To Live is an album full of ideas but rarely if ever extraordinary, none of its 1000 faces shines a dazzling light. And I'd rather be dazzled by a bright light that lit up by an average of 1000 faint light bulbs.
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mr Gnome - Madness in Miniature [4/5]

By martchelo on giovedì, novembre 24, 2011

Meno si è meglio si sta, c'è del valore vero nel selezionare le persone di cui ci si circonda perchè la qualità è sempre vincente rispetto alla quantità. Non è quindi un caso se molte delle proposte musicali più interessanti e originali degli ultimi anni (White Stripes e Middle Class Rut tanto per citarne due) siano frutto del lavoro di band minimali, composte di soli 2 elementi. Nicole Barille, cantante e chitarrista e Sam Meister, batterista e tastierista, sono i mr Gnome, un duo americano che scorrazza con ispirata libertà nell'universo indie, tra folk e pop, hard rock, punk e post-rock e quant'altro vi venga in mente. La totale noncuranza delle regole non scritte della musica, la verve creativa, l'indifferenza rispetto a qualsiasi barriera è un elemento che rende Madness in Miniature, il terzo album dei mr Gnome, un lavoro straordinario, ricchissimo di idee e stimoli.
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Portugal. The Man - In the Mountain, In the Cloud [4/5]

By martchelo on giovedì, novembre 17, 2011

In the Mountain, In the Cloud è il sesto album in sei anni che i Portugal. The Man sfornano. Il primo per una major. Io li seguo con attenzione da un po' di tempo e ne ammiro il talento melodico, lo scarso rispetto delle regole non scritte della buona musica rock e quel tocco di artigianalità, per non dire di approssimazione, che ne caratterizza i lavori in studio. E che penso non sia una cervellotica scelta a tavolino bensì il loro modo diretto e naïf di fare musica.

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