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The National: la playlist delle migliori 10 canzoni

By martchelo on mercoledì, luglio 03, 2013

I National sono un gruppo veramente imperdibile, indie-rock, indie-folk, fate voi: Matt Berninger e soci hanno praticamente inventato un genere musicale nuovo in cui l'energia rock è mitigata dai mid-tempo e dal cantato baritonale e carismatico del leader.
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The National - Trouble Will Find Me [4/5]

By martchelo on lunedì, maggio 20, 2013

Sono passati 3 anni dalla pubblicazione di High Violet, il quinto difficilissimo album dei National, col quale dimostrarono al mondo (e a sè stessi) di poter reggere l'enorme mole di aspettative createsi dopo gli straordinari Alligator e Boxer. High Violet fu veramente una svolta, perché confermarsi quando si ha addosso l'attenzione di fan e media è una dimostrazione di talento e solidità tale da cambiare le prospettive a fronte di circostanze che sono risultate fatali a miriadi di band.
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The National - Boxer, un album splendido

By martchelo on giovedì, marzo 25, 2010

Ci sono gruppi (pochi) il cui percorso artistico è un progredire continuo, una crescita graduale e senza soluzione di continuità. I National ne rappresentano uno dei rari esempi, circondati da gruppi che si fanno notare con esordi brillanti per poi sparire già col secondo album.
Boxer è il quinto lavoro dei National e arriva dopo l'eccellente Alligator. L'immancabile paragone con l'album precedente ha fatto crescere le aspettative e complicato (in teoria) il lavoro della band: a giudicare dai risultati è stato invece solo uno stimolo per i 5 americani guidati da Matt Berninger.
Boxer è l'apice (finora) della carriera dei National, un album splendido in cui il loro discorso musicale giunge a pieno compimento, l'apparente semplicità dei loro pezzi valorizza con pienezza le mille sfumature folk, rock, pop, indie solo per citarne alcune. L'energia sottotraccia dei National scalda il cuore e la voce di Matt Berninger ne è l'emblema: intensa, vera, profonda ma anche leggera e godibile. Se non si fosse per caso capito quest'album lo consiglio caldamente, a partire da quella che forse è la loro canzone migliore, Mistaken for Stranger.
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The National - Alligator, classe e grandi ballate

By martchelo on domenica, novembre 15, 2009


The National nascono nel 1999 ed iniziarono la loro carriera autoproducendosi un paio di album, come gentilmente spiegato dall'imprescindibile Wikipedia. Fu nel 2004 che i 5 americani, pubblicando il loro terzo album, Alligator, per un'etichetta finalmente in grado di distribuire adeguatamente il loro lavoro, si affacciarono alla luce della ribalta.
Alligator fu accolto molto bene da pubblico e critica e il motivo è semplice: i National sono un gruppo di grande qualità, pacato nei modi e morbido nei suoni perfettamente amalgamati con la voce calda e avvolgente del leader Matt Berninger. L'intero album è pervaso da un'anima profonda e intensa, che affiora discreta tra i chiaro-scuri delle ballate che si succedono elegantemente, impreziosite da arrangiamenti di grande gusto e alleggerite da un senso melodico brillante che rende davvero piacevole l'ascolto. Penso che Karen possa essere un buon modo per approcciarsi ai National.
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The National - HighViolet, tra epica e sogno [4/5]

By martchelo on venerdì, maggio 14, 2010

Arrivare al quinto album è motivo di soddisfazione nel vorticoso usa-e-getta-la-band che caratterizza l'industria musicale. Certo aiuta essere a lato del sistema, smaccatamente indie e slegati dalle logiche dell'apparire. I National sono un gruppo manifesto della musica intimista e alternativa, morbidi e veementi allo stesso tempo. Ma anche alle prese con un bel problema.
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The National - Sad Songs for Dirty Lovers, premesse per un grande futuro

By martchelo on martedì, aprile 06, 2010

E' bellissimo poter vaticinare il futuro quando già lo si conosce. Il futuro dei National è in parte passato visto che dalla pubblicazione di Sad Songs for Dirty Lovers sono passati 7 anni e 2 album eccellenti: Boxer e Alligator.
Sad Songs for Dirty Lovers è il secondo album della band di Matt Berninger, il primo prodotto da Peter Katis, deus ex-machina dei lavori successivi. Questo album peraltro è una sorta di prova generale, un abbozzo di quello che accadrà. L'indie-folk elegantissimo che caratterizzerà la band nel prossimo futuro qui risulta meno pulito ed equilibrato, a tratti (addirittura!) gridato, a tratti fin troppo morbido. Non si tratta di un alvoro scadente, questo no, però è un album di premesse, di idee acerbe frutto di una personalità musicale in formazione.
I National devono il loro successo a equilibri raffinati, al dosaggio straordinario di un numero ridotto di ingredienti. In Sad Songs for Dirty Lovers c'è qualche ingrediente di troppo, dosato a tratti in maniera eccellente, a tratti con imprecisione. Se avete amato Alligator o Boxer questo album vi risulterà gradevole, ma se non conoscete i National vi consiglio di orientarvi sugli album successivi. Certo, qualche grande canzone la troverete anche qui, come Cardinal Song ad esempio.
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EL VY - Return to the Moon [4/5] melodia e sperimentazione per Matt Berninger

By martchelo on martedì, ottobre 27, 2015

Return to the Moon è l'album d'esordio degli EL VY, ovvero Matt Berninger e Brent Knopf. Matt Berninger è la voce e l'anima dei National, uno dei gruppi indie più importanti degli ultimi 15 anni (lo sapevate già, vero?). Le straordinarie qualità di Matt come cantante hanno da sempre contraddistinto in modo inconfondibile la musica dei National, dato spessore e carisma alla loro miscela unica di slow-indie-rock. Non è facile immaginare Matt Berninger al di fuori dei National, accade ora per la prima volta e la paura di ascoltare una copia minore della band è abbastanza forte.
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Arcade Fire vs National: 5 luglio a Milano e Ferrara, la guerrilla dei concerti e l'obbligo di scegliere

By martchelo on lunedì, marzo 28, 2011

Nel corso di un anno non sono molti (purtroppo) i concerti che reputo interessanti e che quindi seguirei volentieri. Nel 2011 ho visto finora quello, eccezionale, dei Band of Horses a Bologna e mi proponevo di andare a quelli, annunciati, di Arcade Fire e National.
Con orrore ho però scoperto una terribile verità: suonano lo stesso giorno!! Il 5 luglio gli Arcade Fire suoneranno a Milano, all'Arena mentre i National saranno a Ferrara nell'ambito della manifestazione Ferrara sotto le Stelle. Ma è pazzesco!!! Non penso di essere l'unico interessato a entrambi i concerti, questa sovrapposizione figlia, immagino, più della trascuratezza dei promoter che di un preciso piano è veramente un'enorme cagata.
Mio malgrado mi son trovato così a scegliere e ho optato per gli Arcade Fire. Per un paio di motivi:

  • la cornice dell'Arena è suggestiva
  • mi pare una band che dal vivo può dare di più dei National
Mi auguro che gli eventi conforteranno tale scelta, certo ne avrei fatto volentieri a meno...
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The National live Report e foto Ippodromo di Milano 1 luglio 2013

By martchelo on lunedì, luglio 01, 2013

Due anni dopo il successo ottenuto a Ferrara dove si esibirono nel tour a seguito di High Violet i National tornano in Italia con una data all'Ippodromo del Galoppo di Milano l'1 luglio 2013 e una a Roma il 30 giugno. Accompagnati da un supporter d'eccezione come l'ex-Smiths Johnny Marr la band originaria di New York ha presentato a Milano i brani tratti dall'ultimo, eccellente Trouble Will Find Me. La calda serata milanese, ricca di un pubblico appassionato e entusiasta è stata un'adeguata cornice al concerto di una band che trasuda classe e che può contare su un repertorio formidabile.
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Sunshine On My Back, il nuovo singolo dei National

By martchelo on giovedì, aprile 02, 2015

La lavorazione del loro settimo album è in corso da alcuni mesi, ma notizie precise sul nuovo lavoro dei National ce ne sono ben poche. A squarciare il silenzio seguito allo splendido Trouble Will Find Me arriva, a sorpresa, Sunshine On My Back, singolo verosimilmente anticipatorio del nuovo album dei National. Ascoltarlo è una grande gioia per i fan di una band che, ad oggi, non ha mai deluso e da quanto sentiamo difficilmente ci deluderà nel prossimo futuro.

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Clap Your Hands Say Yeah - Only Run, la corsa ad ostacoli di Alec Ounsworth [3/5]

By martchelo on lunedì, giugno 09, 2014

Clap Your Hands Say Yeah mi sono stati simpatici sin dallo straordinario album d'esordio. La band di Alec Ounsworth suona un indie-rock obliquo e insolito a cominciare dal cantato, sempre sul filo della stonatura: il loro stralunato talento melodico ha spesso saputo trasformare questo potenziale difetto in evidente pregio. La carriera della band è stata altrettanto obliqua e travagliata, prima osannati poi abbandonati dalla critica i Clap Your Hands Say Yeah hanno faticato parecchio a orientarsi, a trovare riferimenti certi.
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I 10 migliori Album del 2010

By martchelo on venerdì, dicembre 31, 2010

Non ho mai capito quei siti che a fine anno ti inondano di decine e decine di album segnalandoli come "i migliori" dell'anno. A valle di un 2010 musicalmente non straordinario mi limiterò quindi a una manciata di segnalazioni. Siccome non amo le classifiche, specifico che l'ordine di apparizione non ha alcuna rilevanza:
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Augustines - Augustines, la prova del secondo album è superata [4/5]

By martchelo on venerdì, febbraio 07, 2014

I We Are Augustines sono morti: viva gli Augustines. In effetti non sono cambiati i membri della band (e stanno tutti bene), ne è cambiato solo il nome dopo che tortuose vie legali hanno permesso al cantante e chitarrista Billy McCarthy, al multi-strumentista Eric Sanderson e al batterista Rob Allen di utilizzare Augustines, il nome che già inizialmente avevano scelto per la loro avventura musicale. Ma al di là di questo marginale cambiamento (io li preferivo col "We are", avevano un chè di esotico) la band è cambiata molto poco dopo il folgorante esordio on Rise Ye Sunken Ships. Fortunatamente.

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Okkervil River - I Am Very Far, il capolavoro di Will Sheff [4/5]

By martchelo on lunedì, maggio 16, 2011

I Am Very Far, sesto album degli Okkervil River lo attendevo con curiosità, 3 anni dopo la parziale delusione di The Stand Ins, perchè questa band mi ha da sempre incuriosito anche se raramente convinto. Il sentimento prevalente dopo aver ascoltato un album degli Okkervil River è infatti sempre stato di parziale soddisfazione, di incompiutezza: bravi ma potrebbero fare (molto) di più.
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The Lonely Heart Show - Hope In Shadows, folgorante oscurità

By martchelo on venerdì, novembre 12, 2010

Non capita spesso, ma quando accade si scoprire qualcosa di nuovo, o perlomeno di sconosciuto ma denso di qualità e promesse è lecito gioire. E oggi gioisco! I Lonely Heart Show guidati da Cris Fehr pubblicano il loro primo album, Hope in Shadows, ed è un grande esordio.
Atmosfere noir, ritmi lenti, voce calda e grandemente espressiva, stile compositivo degno di nota, classico ma non vecchio. Mi sto forse facendo un po' prendere dall'entusiasmo, quindi meglio se mitigo un po' il tutto. Hope in Shadows è un album già sentito, ricorda molti artisti, gli stessi Lonely Heart Show fanno riferimento a Johnny Cash e Mark Lanegan, io aggiungo anche i National, giusto per avere un riferimento indie.
Il punto di forza (e di debolezza) dell'album è il suo essere classico, a tratti prevedibile, ma sempre denso di musica torbata, atmosfere grigie e brumose, odore di whiskey nell'aria. Ok, ok, la finisco con le metafore, in fondo sono sobrio e il senso di questo album penso di averlo reso.
Ho un dubbio: qual'è la profondità di questo album, come si comporterà alla prova del tempo? Al tempo la sentenza, i Lonely Heart Show sono un'incognita, una promessa, tra qualche mese capirò se Hope in Shadows avrà fatto breccia nella mia discografia o se si sarà docilmente accomodato in un angolo, inevitabilmente polveroso: Loners' Lullabye.
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Frightened Rabbit - The Winter of Mixed Drinks, un buon indie-folk [3/5]

By martchelo on martedì, marzo 30, 2010

Il Coniglio Spaventato nasce in Scozia nel 2003. Dopo aver esordito nel 2006 con un'etichetta locale che produsse Sing The Greys i Frightened Rabbit passarono l'oceano nel 2008 per registrare The Midnight Organ Fight, album che diede loro un minimo di notorietà nel mondo indie e che gli consenti di andare in tour come supporter dei Death Cab for Cutie. Il successivo live Quietly Now! è un piccolo mistero, evidentemente non vedevano l'ora di pubblicare un album dal vivo.
The Winter of Mixed Drinks è il terzo album in studio dei Frightened Rabbit, il (riuscito) tentativo di fare un ulteriore salto di qualità. La band di Scott Hutchison propone un indie-folk che non disdegna il rock e mostra venature country. Qualcosa dei Wilco, un po' di National, una spruzzata di Okkervil River: i Frightened Rabbit ricordano molte band, hanno un'identità musicale definita anche se non troppo personale. Ai Frightened Rabbit però non mancano talento, gusto e capacità di scrittura, The Winter of Mixed Drinks è un bell'album, merita l'ascolto. E chissà che tra un po' saranno altri gruppi ad essere paragonati a loro ... Swim Until You Cant See Land
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San Fermin - San Fermin [3/5]

By martchelo on mercoledì, dicembre 04, 2013

I San Fermin in realtà sono Ellis Ludwig-Leone, 24enne compositore laureatosi a Yale per poi auto-esiliarsi sulle montagne del Canada. E per dare vita a un album di debutto, l'omonimo San Fermin, che non può passare inosservato.

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Little Scream - The Golden Record, grazia e understatement [giudizio: 3/5]

By martchelo on mercoledì, aprile 27, 2011

Little Scream (non fatevi ingannare dalla grafica allarmante del sito) altri non è che Laurel Sprengelmeye, che dal nativo Iowa è emigrata in Canada, a Montreal, dove ha registrato The Golden Record, album di debutto dal titolo un po' altisonante.
E peraltro poco rappresentativo di un album in cui folk (molto), pop (poco), rock (a tratti), sperimentazione art-rock e psichedelia (ad esempio i 2 minuti di registrazione di pioggia scrosciante in coda alla conclusiva Hallowed) si miscelano con grazia e undertstatement, rivelando una sensibilità insolita e una prospettiva musicale personale.
Del resto che Little Scream abbia dei numeri lo dimostrano le collaborazioni con Arcade Fire (di cui non si sentono molti echi) e National (di cui si sentono molti echi), entrambe valide come una sorta di certificazione di qualità.
The Golden Voice richiede un ascolto attento, non superficiale, perchè non è un album immediato, a tratti è rarefatto, stagionalmente lo definirei sbagliato: c'è più autunno che primavera in questo lavoro. Ma la sensazione che mi trasmette è di profondità, Little Scream ha del talento nel toccare le corde giuste, anche se mancano episodi di vera eccellenza nella scrittura dei brani e la lentezza talvolta pare eccessiva. The Lamb è un buon esempio della personale via melodica di Little Scream, e anche se faticherà a farsi largo tra le non poche proposte simili che esistono, The Golden Voice vale l'ascolto.
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I 10 migliori album del 2013

By martchelo on martedì, dicembre 10, 2013

I migliori album del 2013: come ogni dicembre è giunto il momento di tirare le somme di quello che è stato un anno di musica.
Il 2013 ci ha regalato qualche album straordinario, non ha fatto forse emergere nessuna nuova stella veramente grande ma ha fortificato alcun certezze.
Dagli Arcade Fire ai Darkside, passando per Vampire Weekend e Arctic Monkeys ecco le 10 scelte di MantaRay per il 2013, in ordine rigorosamente casuale.
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Okkervil River - Black Sheep Boy, freschezza e maturità [giudizio: 4/5]

By martchelo on giovedì, maggio 06, 2010

Nel 2005 gli Okkervil River pubblicarono Black Sheep Boy, il loro terzo album. La band formatasi nel 1998 in Texas si inserisce naturalmente nel ricco filone indie-folk, con rimandi sia rock che, seppur più blandi, country. Nella musica degli Okkervil River si trovano elementi che rimandano a Wilco e National ma anche EELS e Arcade Fire, solo per nominarne alcuni.
Black Sheep Boy è forse il loro lavoro più riuscito, in cui freschezza e maturità si bilanciano perfettamente. Il sobrio alternarsi di dinamiche rock e intimità acustica caratterizza fortemente il suono degli Okkervil River, bravi e disinvolti nel distillare atmosfere e ritmi differenti senza perdere di vista l'armonia complessiva dell'album, quello per cui ogni brano è un pezzo di un unico puzzle (che metafora, eh!?).
Gli Okkvervil River sono un ottimo gruppo, anche se non straordinario, hanno composto alcuni brani straordinari (ascoltate For Real) e non hanno grandi punti deboli. La scrittura dei brani è di ottimo livello, gli arrangiamenti validi e il risultato sempre gradevole: Black Sheep Boy merita di essere ascoltato.
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